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Cinque motivi per credere nel futuro del giornalismo

il futuro del giornalismo

Cinque motivi per credere nel futuro del giornalismo

Da quanto tempo non compri un giornale in edicola?

Settimane, probabilmente mesi.

Quanto tempo è passato dall’ultima news che hai visto su Facebook?

Qualche ora al massimo, più realisticamente qualche minuto.

Tra queste due domande passa tutta la crisi del giornalismo tradizionale. E la sua rinascita in formato digitale. Per capire veramente come questo sia successo e cosa ci aspetta ora (anche dopo l’approvazione della nuova direttiva europea sul Copyright) dobbiamo andare dove tutto ha sempre inizio: gli Stati Uniti.

  1. Crisi e rinascita del New York Times

Una testata che ha sofferto molto le innovazioni imposte da internet è il New York Times.

Dopo alcuni anni di grosse difficoltà legate al calo delle vendite delle copie cartacee il giornale è però riuscito a invertire la tendenza. Proprio facendo perno sulle risorse del web. Oggi il NYT ha quasi 3 milioni di abbonati on line, 16 milioni di follower su Facebook. Nel secondo trimestre 2020, il quotidiano ha inoltre generato ricavi per 185,5 milioni di dollari, pari a circa 156 milioni di euro, dal sito internet. Tutto grazie agli abbonamenti digitali e alla pubblicità.

Il giornale newyorkese ha intrapreso una massiccia digitalizzazione che l’ha portato a diventare di fatto una testata telematica. La testata ha imparato a sfruttare le innovazioni permesse da internet, coniugandole al giornalismo di alta qualità che l’ha sempre contraddistinto. Come l’eccezionale articolo (in italiano) sul crollo del ponte Morandi a Genova.

Tra i più interessanti esperimenti intrapresi dal NYT c’è anche la creazione di un’agenzia che si occupa di brand journalism. Un ambito da molti considerato estremamente promettente per lo sviluppo del giornalismo nei prossimi anni. Dal 2014 l’agenzia TBrand Studio si è quindi affiancata all’edizione classica del NYT, specializzandosi nella creazione di contenuti giornalistici digitali su commissione.

  1. Il Washington Post nell’era di Amazon

Anche il Washington Post ha dovuto attraversare la tempesta scatenata dal web nel mondo dell’informazione. Nel 2013 il giornale che negli anni ‘70 aveva dato il via allo scandalo Watergate ha dovuto affrontare l’umiliazione di essere messo in vendita dopo che in 6 anni il suo fatturato era diminuito del 66%. L’ha acquistato per “soli” 250 milioni di dollari Jeff Bezos, creatore e proprietario di Amazon.

La risposta di Bezos alla crisi del WP è partita dal web, con un investimento di 50 milioni di euro per rinnovare il giornale: ai giornalisti sono stati affiancati web analyst, big data analyst, web designer e video editor per traghettare la testata nella nuova era digitale. Dopo 4 anni il WP ha ripreso il suo posto tra i grandi giornali americani, arrivando ad essere la seconda testata per numero di lettori, preceduto nella classifica solo dal New York Times.

  1. Le video-notizie e i social

La digitalizzazione dei giornali, oltre a rilanciare il giornalismo classico, ha anche portato nuovi modi di fare informazione. La possibilità offerta dal web di combinare media tra loro differenti (audio, video, scritti, grafici) ha scatenato l’immaginazione dei giornalisti digitali.

Una delle novità più interessanti sono le “video-notizie”, i brevi video corredati da testi sintetici caricati sui social media che in pochi secondi informano gli utenti su uno specifico argomento. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine e non ci rendiamo più conto di quanto questo modo di fare informazione sia innovativo. In pochi istanti e facendo leva sulla sinergia tra audio, video e scritto la video-notizia trasmette un’informazione, direttamente sul social dove ci si trova, evitando di dover andare a recuperare lo stesso contenuto su un sito web apposito e di doverlo leggere in un articolo. Ecco un’esempio pubblicato sui canali social del “The Economist”.

  1. Cocainenomics: le nuove frontiere del giornalismo digitale

L’affermarsi del giornalismo digitale ha dato il via anche a progetti molto innovativi, come “Cocainenomics”, uno tra i più ambiziosi lavori di brand journalism che si sono imposti sino ad ora all’attenzione del pubblico globale, sviluppato dal Wall Street Journal in collaborazione con Netflix.

Cocainenomics è un sito indipendente che ricostruisce l’ascesa del narcotrafficante colombiano Pablo Escobar con contenuti creati dai giornalisti del WSJ su commissione della piattaforma streaming per il lancio della serie “Narcos”. Siamo davanti a qualcosa di completamente nuovo reso possibile da internet: l’unione tra l’informazione di qualità, intrattenimento televisivo e soluzioni grafiche spettacolari.

  1. 6, 7, 8, 10, 100, 1.000 miliardi di click

Dopo la grossa crisi degli ultimi anni il giornalismo vive quindi una rinascita digitale le cui reali potenzialità sono ancora in gran parte da scoprire. Una delle poche cose che già oggi sappiamo è che il giornalismo andrà dove i nostri miliardi di click, giorno dopo giorno, lo manderanno. Non ci resta che indirizzarlo nella giusta direzione!

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